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Intervista a Luca B. - Parte Uno![]() Foto di Raffaella Lollini In eslcusive only for kayakpolo.it the interview to Luca Bellini by Alberto Baroni. The interview is long and the staff of the web ... Martedì, 15 Giugno 2010 | Comments Leggi tutto... |

Risalire alle origini della canoa polo, del come e del perché si è cominciato a far interagire palla e canoa, non è solo difficile, è un po’ come cercare un ago in un pagliaio.
Bisogna districarsi tra ipotesi, idee, congetture e dispute nazionali, tra l’altro con scarne documentazioni, che, in alcuni casi, arrivano a sfiorare la mitologia.
La più suggestiva, senza ombra di dubbio, è stata proposta in tempi recenti da una ricerca effettuata dall’italo-australiana Claire Casucci, che sfogliando il forse immaginario album dei ricordi della BCU (British Canoe Union), ha trovato notizie di una sorta di partita di canoa polo disputatasi nel lontano settembre del 1880 a Hunter’s Quay in Scozia.
In questo match i contendenti utilizzavano dei barili ad uso imbarcazione e delle pagaie a doppia pala per spostarsi e far compiere alla palla, a suon di mazzate, i necessari movimenti per segnare i goals. In realtà non si sa molto sull’effettiva nascita di questo sport, fino ad oggi nessuno sembra essersi cimentato seriamente in una ricerca approfondita per attribuire a questo o a quello la paternità di questa genesi.
Alcuni indicano, effettivamente, nel Regno Unito il luogo di origine del gioco che attualmente conosciamo e pratichiamo, paese sportivamente sempre all’avanguardia, per altro, non nuovo al fascino della scoperta, che ha dato, i natali a molti sport internazionalmente più praticati, evoluti e seguiti, due su tutti: Football e rugby.
Altri, invece, attribuiscono la paternità alla Germania, forse anche per quel pizzico di sano campanilismo, che non guasta e che ha sempre contraddistinto due tra le più importanti potenze europee, e non solo in fatto di risultati ed affermazioni sportive.
In entrambi i casi si parla di un uso del gioco come sviluppo delle metodologie di allenamento per spezzare la monotonia di un ritmo invernale, lontano dalle gare, troppo piatto, uniforme e vincolato dalle condizioni meteorologiche che rischiava di far perdere, ai praticanti lo sport della canoa, e soprattutto della fluviale, concentrazione ed interesse.
Malgrado questa tesi non sia al momento ufficialmente supportata, alcuni elementi sembrano avallare, con una certa logica, le teorie fin qui avanzate.
Per prima cosa la somiglianza con le manovre di barca della canoa fluviale (es. agganci e perni di coda), che in alcuni casi sono perfettamente assimilabili, tali da rendere le due specialità l’una propedeutica dell’altra e quindi ideali per dare continuità ai cicli di allenamento.
In secondo luogo, il tipo di lavoro fisico svolto, per di più aerobico, per via dei frequenti e brevi scatti, alternati a manovre irregolari e repentine, che ben si adatta al lavoro svolto nella preparazione dello slalom e, infine, per certi versi, la somiglianza delle imbarcazioni.
Non a caso, i primi modelli di barche da polo, sono sviluppi di progetti di modelli fluviali riveduti con appositi correttivi per l’adeguamento della sicurezza.Per attenerci a quanto documentano le carte, per trovare una traccia valida, dobbiamo arrivare fino al 1920 ad Essen, in Germania, dove sono stati rinvenuti documenti relativi a tornei, competizioni e manuali tecnici e di allenamento.
In questa località, famosissima sede di uno dei più importanti tornei internazionali, si disputavano partite con canoe della lunghezza di circa 4,50 mt, su campi di gioco e porte di misure calcistiche e tempi di 40’ circa.
E’ un particolare, questo, che in un’analisi del gioco della polo, non può e non deve sfuggire agli occhi dell’osservatore, in quanto sta a dimostrare ciò che, secondo il mio modesto parere, è stato l’input che ha generato la nascita di questo sport, ovvero l’unire il piacere e l’amore per la pagaiata al divertimento e alla passione che solo il calcio, per la sua mondiale e capillare diffusione può trasmettere.
Per trovare qualcosa di tangibile nei libri inglesi della BCU, invece, dobbiamo arrivare circa agli inizi degli anni ’50, dove vengono menzionate le prime manifestazioni e i primi tornei.
Se nel mondo anglosassone abbiamo osservato uno sviluppo della polo alla ricerca di una forma che l’avvicinasse in qualche modo al calcio come ideale da perseguire, in Francia lo sviluppo è stato decisamente diverso.
Secondo ricerche, per altro ben documentate, effettuate da attuali praticanti transalpini della disciplina, è venuta alla luce l’esistenza di un gioco in canoa che prevedeva l’uso della palla fin dal 1929.
Durante la manifestazione nautica organizzata dal Canoe Club de France il 23 giugno 1929 e tenutasi a Chalifert (Seine-et-Marne), il signor Jaubert diresse una competizione a squadre di “repechage de balles en canoe”.
Tale manifestazione documentata sulla rivista “La Riviére” (n°212/1929 pag. 70), seppur profondamente diversa dalle manifestazioni anglo-tedesche, come è facile intuire dal nome, ha di fatto segnato l’inizio del connubio gioco-canoa, addirittura ufficialmente ordinato da un fluido, seppur sintetico e vago, regolamento (es. lunghezza del campo da 60 a 100 metri, larghezza coincidente con quella del fiume, squadre di tre, quattro o cinque barche) ritrovato in un numero della medesima rivista datato 1935 (n°271/1935 pag. 89/90), che porterà agli inizi degli anni ’70 allo sviluppo dello sport vero e proprio che oggi pratichiamo.
La stesura di questa sorta di regolamento, se analizzata con cura, ci offre notevoli spunti sui quali soffermarci.
Innanzi tutto ponendo attenzione ai relatori, traducendo testualmente si legge: “Un gruppo equamente diviso di giocatori ed arbitri di rugby ed appassionati di canoa polo, per altro tutti buoni pagaiatori..”.
E a seguire il testo: ”..Lontana da noi, ben inteso, l’idea di creare delle competizioni e meno ancora una federazione di canoa polo, ha semplicemente, precisiamolo bene, il solo scopo di permettere ai canoisti desiderosi di variare il loro divertimento, di misurarsi, durante un raduno o in un giorno di festa, partendo da regole di gioco..”.
Questi particolari ci offrono due ben precise indicazioni.

Il gruppo dei relatori ci conferma l’interazione del mondo della canoa con lo sport nazionale più diffuso, in questo caso il rugby, denotando, forse, che almeno in Francia e per la sola fase iniziale, come vedremo in seguito, lo spunto per la nascita di questo sport è da ricercarsi più nella voglia di giocare, di divertirsi e di competere che nella necessità di introdurre nuove forme di allenamento.
D’altro canto si denota, invece, come questo movimento si muovesse, con un regolamento in versione soft, in punta di piedi, cercando di edulcorare la pillola della novità agli “idealisti della pagaia, ferventi sostenitori di una pratica naturale” che, rifiutando qualsiasi compromesso, non lasciavano spazio a nessuna nuova pratica sportiva .
La svolta epocale arriva nel 1943 in pieno conflitto mondiale, ad opera di Marcel Stibbe, quando viene stilato il primo regolamento fondato sulla logica, con l’introduzione di regole più precise (tre arbitri, campo di 80x35 mt, mantenimento della palla, materiali, etc.), ma con i necessari compromessi per ottenere il bene placet anche dei più scettici, fornendo le prove della teoria dello sviluppo, più che della nascita, di questo sport a fini propedeutici per la pratica e l’allenamento della canoa fluviale: ”La canoa polo non è solamente un gioco che esige qualità atletiche e doti virtuose nell’uso della pagaia, ma è soprattutto un allenamento e una meravigliosa scuola per tutti i praticanti la discesa sportiva e per tutti i canoisti.
Come un giocatore di polo deve, innanzi tutto essere un buon cavaliere, allo stesso modo, per divenire un buon giocatore di canoa polo bisogna saper manovrare perfettamente un kayak” (“Le Kayak-Balle, sport nautique” 1943 – M. Stibbe).
Cominciano così al motto di “divertente” ed “educativo”, tra le difficoltà economiche del dopoguerra, a svilupparsi, in differenti regioni francesi, le prime manifestazioni di canoa polo.
Purtroppo i documenti relativi a questo periodo sono scarsi e, per lo più affidati alla memoria storica, ma si possono trovare conferme in relazioni su delle gare redatte da Adolphe TESNIERES, svoltesi nel 1947 nei pressi di Perigeux in Dordogne, e in un’intervista rilasciata da Daniel BONIGAL (Parigi-1986), in cui racconta di un raduno svoltosi, tra più squadre provenienti da diverse regioni francesi, sul canale della Petite Marne, nel 1948.
Se inglesi e tedeschi hanno di fatto dato origine al gioco della canoa polo, più o meno così come lo conosciamo, documentando gli accadimenti con dovizia di particolari, e se i francesi, non sono stati da meno, pur interpretando la specialità in modo originale, lo stesso non si può dire per i paesi del resto dell’Europa, dove l’approccio e lo sviluppo della polo sono stati decisamente più tardivi e dove sembra non esistere traccia di un qualsiasi documento ufficiale che attesti l’esistenza di questo sport prima dell’inizio degli anni ’70.
In conclusione possiamo dire che, tra barili galleggianti e porte di calcio, in Germania come in Francia, ovunque si sia scesi in acqua con una palla e una pagaia, per preparare la stagione agonistica o semplicemente per praticare del moto, l’unico filo conduttore che non è mai venuto a mancare è stata la voglia di divertirsi unendo l’amore per la pagaiata e il piacere del gioco, a dimostrare, una volta di più che il lato ludico, necessario per lavorare con i più piccoli, aiuta lo sviluppo della pratica sportiva anche negli adulti, come dimostra l’enorme sviluppo esponenziale che ha sempre conosciuto la canoa polo fin dalle sue origini.
In fondo dove c’è una palla che rotola...
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