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Interview to Luca B. - Part One![]() Photo by Raffaella Lollini In eslcusive only for kayakpolo.it the interview to Luca Bellini by Alberto Baroni. The interview is long and the staff of the web... Martedì, 15 Giugno 2010 | Comments Leggi tutto... |
Intervista a Luca B. - Parte Uno![]() Foto di Raffaella Lollini In eslcusive only for kayakpolo.it the interview to Luca Bellini by Alberto Baroni. The interview is long and the staff of the web ... Martedì, 15 Giugno 2010 | Comments Leggi tutto... |

Stando alle notizie storiche in nostro possesso, la canoa polo in Italia ha mosso i suoi primi passi ufficiali nel 1984, con la formazione delle prime squadre nel nord del paese, sugli echi provenienti dai paesi del nord Europa, grazie all’impegno dell’anglo-indiano Reza Alì.
Le prime manifestazioni ufficiali si svolgono, principalmente nel nord est. Sono tornei spontanei, che nascono, per iniziative personali, al di fuori del controllo della Federazione Italiana Canoa e Kayak, ma che risulteranno importantissimi perché vedranno la nascita di quelle varianti, nel modello di gioco, che renderanno la canoa polo italiana unica nel suo genere.
La prima in assoluto, si svolge ad Abano Terme, nella piazza del Municipio, con la partecipazione di dodici squadre, tra le quali spiccavano il Castelfranco Veneto ed il Kayak Polo Rangers Padova.
Seguiranno poi altre manifestazioni, sempre nel Triveneto, a Padova e Gorizia.
A distanza di un anno cominciano a formarsi squadre anche nel Nord-Ovest, principalmente in Liguria, anche se ad onor del vero, si hanno notizie circa l’avvicinamento a questa disciplina, di alcune società piemontesi già a partire dal periodo compreso tra la fine degli anni settanta ed i primi anni ottanta.
Per la precisione, dall’album dei ricordi di Peppino D’angelo, emergono testimonianze di match disputati, con il sistema “mano-pagaia” (importato probabilmente dall’Olanda), nelle piscine di Torino, Aosta ed in Liguria, o nel bacino artificiale di Italia ’61, o ancora nel lago Sirio di Ivrea.
Affidati ad un regolamento improvvisato, si cimentavano, con discreto successo sia gli slalomisti, più dotati per vie della dimestichezza a manovrare in spazi ristretti, sia gli atleti delle società di canoa olimpica.
Da queste prime notizie, si evince, come la nascita e lo sviluppo della canoa polo nel nord d’Italia non è sia stato propriamente casuale.
Se mettiamo in relazione, la teoria che attribuisce la nascita di questo sport alla necessità di trasferire gli allenamenti al chiuso durante il freddo periodo invernale, con la forte diffusione della fluviale nelle zone dell’arco alpino, ricche di fiumi e torrenti, l’equazione sembrerebbe essere lampante.
A supportare questa tesi si associa anche la totale assenza di squadre nel centro-sud, se si eccettuano le squadre nate a Roma e Napoli nel 1985.Il 1986 segna la prima, piccola, rivoluzione nel mondo della canoa polo italiana.
La FICK, messa in moto dalla continua crescita del movimento, allo scopo di fare chiarezza, istituisce il Comitato Federale di canoa polo che, primo in Europa, stila un regolamento ufficiale.
Trovandosi di fronte a due stili di gioco diversi, ed essendo lo stile “solo-pagaia” di gran lunga il più diffuso, lo stesso viene scelto come stile ufficiale. Come ho precedentemente illustrato, lo stile “mano-pagaia”, tipico degli olandesi, si praticava in piscina (esclusivamente in Liguria e Piemonte), con porte da pallanuoto e la possibilità di giocare la palla con le mani tranne che per il tiro in porta, ma in cosa differiva lo stile “solo-pagaia”?
La prima, fondamentale, differenza stava nel fatto che il pallone (da mini-volley) non poteva essere assolutamente toccato con le mani.
Ciò imponeva ai praticanti una tecnica di pagaia fuori dal comune, quasi da giocolieri, ma nello stesso tempo introduceva, nella specialità, un tasso di spettacolarità tale da rendere la canoa polo italiana unica al mondo.
Un altro particolare non irrilevante, era costituito dalle porte, con un altezza di circa un metro e mezzo decisamente più grandi di una porta da pallanuoto, atte a favorire le marcature, e, di conseguenza, la spettacolarità del gioco.

Il 1986 è anche l’anno dell’esordio della nostra Nazionale, formata non ufficialmente, su mandato della FICK, dal nostro giocatore più rappresentativo, con lo scopo di esportare il gioco “solo-pagaia” in occasione del torneo più importante di allora, quello di Amsterdam.Arriviamo al 1987, anno in cui si svolge la prima manifestazione nazionale organizzata sotto l’egida della FICK: la Coppa Italia.
Il torneo viene vinto dalla Roma Canoa Polo, che, a tutti gli effetti può essere iscritta negli annali, come la prima squadra campione d’Italia e che dominerà la scena fino al 1993.
A seguito delle scelte adottate dall’ICF, nel 1993, arriva la seconda e più importante rivoluzione della canoa polo italiana, quando la FICK, per rispondere ai dettami del massimo organismo internazionale, adotta lo stile anglo-francese, dichiarando la scomparsa dello stile Italiano.
I nostalgici, pensando alle fatiche spese per acquisire la tecnica, avranno sicuramente maledetto quel giorno, ma in ottica futura non si poteva, oggettivamente, rimanere fuori dal contesto mondiale.
Nel corso dello stesso anno, la nostra federazione si affilia alla neonata E.C.A. (European Canoe Association), ed alla stregua degli altri paesi, istituisce il Campionato Nazionale, vinto dalla Borgata Marinara A.R.C.I. Lerici.
L’adeguamento del nostro movimento al nuovo sistema di gioco, chiaramente non è immediato, e ciò determina un esordio in sordina della nostra Nazionale, che ai mondiali di Sheffield 1994, conclude con un comunque onorevole nono posto. Successivamente migliorato dal quinto posto ottenuto negli Europei di Roma dell’anno successivo.
Lo sviluppo della specialità, in Italia, è forte e deciso quanto negli altri paesi all’avanguardia del settore. In brevissimo tempo aumentano i praticanti e di conseguenza, i risultati in campo internazionale non si fanno attendere: secondo posto ai mondiali del 1996 (Australia), terzo posto ai mondiali del 1998 (Portogallo), quarto posto ai mondiali del 2000 (Brasile) e del 2002 (Germania), terzo posto agli Europei del 1997 (Germania) e del 1999 (Belgio).
Con l’inizio del nuovo millennio, quello che era in forte ascesa, esplode letteralmente, e la Federazione è costretta, dal sempre crescente numero di praticanti, a modificare continuamente la struttura dei campionati nazionali. Basti pensare che nel breve volgere di pochi anni, si è passati dal solo campionato unico, a ben tre serie (A, A1, B) in continua evoluzione ed alla reintroduzione della Coppa Italia.

La serie B, nello specifico, essendo “open” ad iscrizione libera, sta sfornando una quantità tale di squadre da divenire ormai, in alcuni casi, un campionato (almeno per la fase eliminatoria) a carattere regionale.In particolar modo, l’aspetto competitivo, ma nel contempo giocoso, della specialità, sta mietendo particolare successo tra i giovanissimi, e si sta imponendo come il miglior viatico per la diffusione della canoa in Italia e nel mondo.
Come testimoniano, del resto, le recenti istituzioni dei campionati under 21, e a titolo sperimentale, anche under 15. Questo forse è il dato più importante su cui bisogna riflettere in ottica futura nazionale.
Forse, facendo leva sull’aspetto ludico della polo, si può cercare di trovare la panacea all’emorragia di praticanti che il mondo della canoa subisce nell’età preadolescenziale ed adolescenziale, a causa della monotonia che rischia di affliggere i giovani che non riescono ad ottenere risultati apprezzabili nelle gare in linea.
Per concludere posso affermare, senza ombra di dubbio, che siamo di fronte ad uno dei movimenti sportivi più belli ed innovativi, capace di coinvolgere, in Italia come in Australia, praticanti di tutte le età.
Con motivazioni certamente diverse, ma volte verso un unico comune obbiettivo: divertire, divertendosi.
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